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il caicco blu

Evento 

Quando:
20.10.2022 - 23.10.2022
Categoria:
Programmi 2021

Descrizione

 

Benevento e le sue vestigia: dall’età romana al periodo longobardo

Conosciuta come la città delle “streghe” anche grazie al famoso liquore, la sua storia si sintetizza in tre periodi principali (romano, longobardo, pontificio), ognuno dei quali conserva preziose testimonianze storico – artistiche come l’arco di Traiano e il Teatro romano; in età longobarda, a seguito della caduta del Regno di Pavia, fu elevata a Principato da Arechi II che, amante delle arti e della cultura, abbellì la città con numerose opere architettoniche, come la chiesa di santa Sofia (patrimonio Unesco), con il suo bellissimo chiostro, e la “Civitas Nova” con le sue mura perimetrali.
Nel 1266 vi morì in battaglia Manfredi, il figlio di Federico II, sconfitto dalle forze guelfe di Carlo I d’Angiò, inviate dal Papa per conquistare la città. La fine della dominazione longobarda segnò il passaggio di Benevento al dominio pontificio fino all’unità d’Italia: testimonianze architettoniche di tale periodo sono la maestosa Rocca dei Rettori, il Duomo, il Palazzo Paolo V, la Basilica di S. Bartolomeo.

L’arco di Traiano

L’arco di Traiano è uno dei più importanti monumenti di antichità romana nel Sannio e in tutta la Campania: celebra la costruzione della via traianea, che univa Roma con Brindisi ed il suo porto, snodo di accesso all’Oriente. Fu edificato verso il 114 d.C a memoria delle ultime grandi conquiste di Adriano, dal Reno all’Arabia, fino alla Dacia.
L’arco è composto da un solo fornice, costruito con blocchi di pietra calcarea rivestita di marmo pario; la trabeazione è sostenuta da quattro semicolonne inserite accanto ai piloni. Arechi I, immediatamente dopo la conquista longobarda, nel VI secolo d.C., decise di inglobarlo nella nuova cinta muraria, facendolo diventare una porta urbica e salvaguardandone così la conservazione. Fu solo nel 1854 che l’arco ritornò al suo antico isolamento costruttivo con l’abbattimento di una parte delle mura longobarde.
All’interno dell’attigua chiesa altomedievale di sant’Ilario a Port’Aurea si potrà visionare una ricca e ben documentata documentazione visiva multimediale delle singole scene che decorano l’arco.

La chiesa di Santa Sofia e il Museo del Sannio

Patrimonio Unesco dal 2011, la chiesa di Santa Sofia fu completata da Arechi II nell'anno 762 e rappresenta una delle più importanti testimonianze architettoniche della Longobardia Minor. Costruita sul modello della Cappella Palatina di Liutprando a Pavia, divenne ben presto tempio nazionale dei Longobardi rifugiatisi nel Ducato di Benevento dopo la sconfitta del Re Desiderio ad opera di Carlo Magno, nel 774. L’edificazione rientrava in un ampio progetto intrapreso da Arechi, il cui scopo era creare uno stile aulico attraverso la costruzione di monumenti illustri. 

Pur essendo di piccole dimensioni, ha un’architettura molto particolare e del tutto nuova per l'epoca: la chiesa ha una pianta che al centro è a forma di esagono, e ai vertici presenta sei colonne provenienti, probabilmente, dal preesistente Tempio di Iside. L'esagono interno è circondato da un anello decagonale con otto pilastri di pietra calcarea bianca e due colonne ai fianchi dell'entrata. Il muro perimetrale ha per alcuni tratti forma circolare mentre per altri è a forma di stella, a testimonianza dell'eccezionale abilità impiegata nella costruzione.
L’edificio mostra inoltre numerose influenze artistiche: il corpo centrale slanciato rimanda alla tradizione longobarda della chiesa di Santa Maria in Pertica a Pavia, mentre lo sviluppo dei volumi è tipico dell’architettura bizantina.
Il prezioso chiostro della chiesa di Santa Sofia è un raro esempio di arte medievale con i capitelli, le colonne ed i pulvini che, attraverso particolari simbologie, ricordano la contrapposizione tra il bene e il male, il susseguirsi delle stagioni e le varie epoche storiche.
 Ė sede del Museo del Sannio, ricco di testimonianze della cultura sannitica con particolare riferimento all’età romana: di eccezionale interesse le sale dedicate all’esposizione dei preziosi sarcofagi, allestiti in un edificio adiacente il museo.

Le basiliche paleocristiane di Cimitile

Il complesso basilicale di Cimitile, non lontano da Nola, comprende almeno tredici edifici fra chiese e resti di basiliche, spesso decorate con mosaici e affreschi, ed è un’importantissima testimonianza di arte paleocristiana, una delle più notevoli in Europa.
Dopo le difficili operazioni di scavo e i notevoli lavori di restauro, è possibile oggi intuire la complessa stratificazione dalla basilica di San Felice in Pincis, comprendente quel che resta della basilica originaria a due navate, alla quale san Paolino addossò, perpendicolarmente, un nuovo edificio di culto, a tre navate con splendidi mosaici.
Si aggiunsero in seguito la basilica di San Gaulonio e la chiesetta dei Santi Martiri, interamente affrescata: quest’ultima è costruita con i materiali di risulta della preesistente necropoli romana e presenta pregevoli affreschi e ornamenti architettonici. Dal VI secolo d.C. furono edificate le basiliche dei Santi Stefano e Lorenzo, dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista, di San Tommaso e la basilica medievale della Santa Vergine.

La chiesa di Sant’Angelo in Formis

Dedicata a San Michele Arcangelo, la basilica benedettina sorge lungo il declivio occidentale del monte Tifata e fu edificata nel X secolo sui ruderi del tempio dedicato a Diana Tifatina, di cui ripercorre il perimetro con l'aggiunta delle absidi al termine delle navate.
Del tempio sono stati reimpiegati, nella ricostruzione della basilica del 1072 voluta dall'abate Desiderio di Montecassino (il futuro papa Vittore III), capitelli corinzi, colonne e la pavimentazione.
La facciata è preceduta da un ampio porticato a cinque arcate ogivali di cui la centrale, più ampia, è realizzata con materiali marmorei di edifici precedenti. Il campanile ha un basamento in blocchi di pietra calcarea e bifore al secondo livello. La chiesa è a pianta basilicale, senza transetto, con tre navate absidate, ed è stata riaperta al pubblico da alcuni anni dopo un lungo restauro conservativo: le pareti risultano completamente affrescate con episodi dall'Antico e Nuovo Testamento attribuibili al periodo di ricostruzione della chiesa voluta dall'abate Desiderio, come testimoniano il suo ritratto nell'abside con il nimbo quadrato (utilizzato per distinguere i personaggi viventi) mentre offre a Cristo il modello della chiesa, nonché l'epigrafe sul portale d'ingresso.

Il sito archeologico di Sepinum

Sepino è un centro di pianura, situato ai piedi del Matese e aperto sulla valle del Tammaro, in un luogo di sosta delle greggi sul tratturo Pescasseroli-Candela già dall’età repubblicana. Si tratta di un’area archeologica di grande fascino, ancora oggi usata dai pastori per il passaggio del loro bestiame. Il nome deriva probabilmente da saepire (recintare), ad indicare l'antico stazzo recintato connesso all'allevamento transumante, attività continuata poi nel forum pecuarium.
La città romana è preceduta da un centro fortificato di epoca sannitica che sorge sulla montagna retrostante, detta di "Torrevecchia", espugnato dai romani nel 293 a.C., durante la terza guerra sannitica. Fondata nel II secolo a. C. la città ebbe la sua massima fioritura in età augustea con la costruzione della cinta muraria interrotta da quattro porte monumentali e da una serie di torri a pianta circolare od ottagonale, nei punti più esposti del tracciato.
In quel tempo furono quindi realizzati gli edifici pubblici nelle adiacenze dell’area forense: la basilica, a pianta rettangolare con peristilio interno di venti colonne a fusto liscio, con capitelli ionici; il macellum, l'edificio destinato al mercato, a pianta trapezoidale, con ambiente centrale a pianta esagonale; il foro di età augustea; il teatro nel settore nord, realizzato in opera cementizia con orchestra a forma di ferro di cavallo e sul cui perimetro vennero poi innalzate in epoca medievale abitazioni private.
Il sito si mantenne vitale fino al IV-V secolo d.C., quando si registrò un nuovo fermento edilizio, probabilmente a seguito del terremoto che colpì il Sannio e la Campania nel 346 d. C; a questo periodo seguì una crisi economica e demografica, aggravata dalle devastazioni della guerra greco-gotica, riflessa nell'abbandono e crollo degli edifici più importanti del centro, nel ridimensionamento dell'area abitata e nell'uso sepolcrale di alcune aree ai suoi margini.

PROGRAMMA
Giovedì 20 ottobre:
Ore 7,30: ritrovo dei partecipanti alla stazione di Porta Nuova e partenza per Napoli Afragola con il Frecciarossa in classe premium
Ore 14: all’arrivo, trasferimento a Benevento per la visita guidata dell’Arco di Traiano; al termine della visita trasferimento all’hotel Villa Traiano
Ore 20,30: cena presso il ristorante Cocotte

Venerdì 21 ottobre:
Ore 9: partenza per Cimitile per la visita delle basiliche paleocristiane. Al termine trasferimento a Sant’Angelo in Formis. Pranzo prezzo il ristorante Borgo Antico.
Ore 15,30: visita guidata dell’abbazia di sant’Angelo in Formis; al termine rientro a Benevento
Cena libera

Sabato 22 ottobre:
Ore 9: partenza per Sepinum per la visita guidata all’area archeologica
Pranzo presso il ristorante La piana dei Mulini; al termine rientro a Benevento
Ore 16: visita guidata della chiesa bizantina di Santa Sofia
Cena libera

Domenica 23 ottobre:
Ore 9,45: ingresso alla visita guidata del Museo Archeologico del Sannio
Ore 14,30: trasferimento alla stazione di Benevento e partenza per Torino Porta Nuova con il treno AV Italo delle 15,22 in prima classe.
Arrivo a Torino alle ore 22,30.

PER APPROFONDIMENTI VEDI:
https://www.museodelsannio.it/
https://www.comune.benevento.it/portale/arco-di-traiano/
http://www.santasofiabenevento.it/santa%20sofia.html
https://www.basilichedicimitile.it/
https://www.touringclub.it/evento/santangelo-in-formis-ce-la-basilica-benedettina-e-il-sentiero-del-re
https://www.moliseturismo.net/item/altilia-sepino/

QUOTA DI PARTECIPAZIONE
Base 20 paganti: 890 € a persona
Base 25 paganti: 860 € a persona
Supplemento singola: 130 €

Le iscrizioni si chiudono il 9 settembre.

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