Andrea Palladio (Palazzo Barbaran da Porto)
La mostra è la storia di una vita straordinaria e il tentativo di raccontare un mistero: come è stato possibile che il figlio di un mugnaio sia diventato il più famoso architetto degli ultimi cinque secoli?
Il racconto è fatto attraverso "fotogrammi" unici, ritrovati in oltre ottanta musei e biblioteche di tutta Europa in cinque anni di ricerche da parte di una équipe internazionale di studiosi provenienti da Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna, e Stati Uniti. Innanzitutto 78 disegni autografi di Palladio, molti dei quali ritornano in Italia dopo la vendita fatta da Vincenzo Scamozzi all'architetto inglese Inigo Jones nel 1614. Consentiranno di cogliere Palladio al lavoro, mentre concepisce i suoi capolavori, presentando anche il Palladio dimenticato, vale a dire quei progetti mai realizzati, o per ragioni finanziarie oppure perché troppo avanzati per il suo tempo: il ponte di Rialto a Venezia, ville grandi come templi antichi, il progetto per un nuovo Palazzo Ducale distrutto dall'incendio del 1577. Per consentire al pubblico di non addetti ai lavori di comprendere e apprezzare la portata spesso rivoluzionaria di questi disegni, gli esperti hanno curato la realizzazione di oltre trenta modelli tridimensionali che chiariscono lo sviluppo spaziale dei disegni tracciati nei fogli di carta.
Oltre 40 dipinti consentiranno di guardare in faccia gli amici di Palladio, ritratti da grandi pittori come Veronese, Tiziano o Tintoretto, ma anche i suoi nemici, come Jacopo Sansovino, di cui Palladio insidia il primato come leader dell'architettura a Venezia. Splendide vedute di Canaletto e Zuccarelli mostreranno gli edifici di Palladio realizzati per i palladianisti inglesi del Settecento, una vera e propria "mostra palladiana" concepita duecento anni fa. Sculture e bronzetti presenteranno per la prima volta il lavoro di artisti come Vincenzo Grandi e Valerio Belli, fondamentali per la formazione del giovane Palladio; ne emerge un Palladio inedito, ben diverso dalle consuete letture classiciste in bianco e nero: un Palladio immaginifico inventore di forme nuove, che crea innovative soluzioni per superare le difficoltà imposte dal sito.
Un Palladio che, soprattutto negli anni della maturità, vuole emozionare con i propri edifici, usando il colore, gli ordini colossali, le viste scenografiche. Un Palladio "moderno" come non lo si è mai visto, che cambia il volto di Vicenza e il modo di vivere nelle campagne del Veneto e le quinte del Bacino di San Marco a Venezia.
Si potrà così capire la portata innovativa del suo messaggio, e l'attualità della sua convinzione che l'architettura possa cambiare in meglio il mondo in cui viviamo.
Il Teatro Olimpico
Simbolo maestoso e pregiatissimo dell'arte architettonica palladiana, il Teatro Olimpico di Vicenza è oggi il più antico teatro coperto esistente al mondo.
Questo, assieme alle sue uniche caratteristiche sceniche e artistiche, ne fa uno dei più importanti gioielli architettonici non solo italiani, ma mondiali.
Nel 1580 l'Accademia Olimpica di Vicenza diede incarico ad Andrea Palladio di progettare uno spazio per rappresentazioni e cerimonie: l’architetto completò il progetto del teatro ma non fece in tempo a portarne a termine la realizzazione, che fu affidata al vicentino Vincenzo Scamozzi.
Sullo schema del teatro romano, l’Olimpico è formato da quattro parti: la cavea, l’orchestra, il proscenio, inteso alla maniera della piazza dei greci, l’"agorà", e le scene fisse. La fronte scenica si apre attraverso il grande arco di trionfo, e al di là delle aperture si accede tra le vie di una Tebe immaginaria dagli scorci assai suggestivi.
Villa Godi Malinverni
Si tratta della prima villa realizzata dal Palladio, come l'architetto stesso ricorda nei suoi "Quattro Libri di Architettura". Il committente fu Gerolamo Godi, che la fece costruire per il figlio Antonio; i lavori terminarono nel 1542. La villa ripropone nella sua architettura alcuni elementi tipici del castello: la colombaia, quasi come una torretta, permette di vedere e controllare l'intera pianura; la scalinata centrale, principale accesso alle sale nobili, ristretta al solo arco centrale della loggia, richiama il concetto del ponte levatoio medioevale e quindi la necessità di controllare gli ingressi agli spazi privati della famiglia Godi. La parte anteriore della villa si presenta arretrata e affiancata da due corpi sporgenti ad angolo, ribaltando lo schema della villa a due torri, usuale nel Veneto. Nel prospetto posteriore è il corpo mediano (area del salone centrale) che avanza, caratterizzato da una serliana, realizzata in seguito a restauri del 1550 al posto dell'originale finestra termale romana. Nella pianta del corpo centrale si ripropone il concetto di simmetria, con la realizzazione di una loggia e salone centrale, come cuore della villa, e due ambienti laterali composti ciascuno di quattro sale. Villa Godi Malinverni al suo interno custodisce due scuole pittoriche, nettamente diverse tra loro per temi trattati e per l'utilizzo dei colori:
guardando la facciata della villa, nell'ala di sinistra e nel salone centrale, si potrà visitare la scuola classica, con Battista del Moro e Battista Zelotti: ritroviamo divinità e paesaggi greci nelle finestre, raffigurazioni di figure maschili che esprimono forza e virilità e figure femminili che richiamano l'abbondanza e la fertilità, le cariatidi, raffigurazioni di scene epiche. I colori degli affreschi sono tenui, non solo perché non hanno subito ristrutturazioni, se non in piccolissime aree bensì perchè la scuola insegnava l'utilizzo del rosa antico, dell'azzurro zaffiro e del giallo ocra. Nell'ala destra della villa, invece, si potrà visitare la scuola mistica, con Gualtiero Padovano. L'artista utilizza spesso simmetrie con venerazioni al focolare domestico, con l'utilizzo di satiri; in sostituzione alle cariatidi ripropone i telamoni, figure miste colonne e uomo/animale quasi demoniache ed inquietanti; i colori delle sale sono molto più sgargianti, questo non solo per il restauro realizzato dopo la prima guerra mondiale, ma soprattutto poichè già l'artista aveva utilizzato un verde acido e un giallo più energico.
Villa Valmarana ai "Nani"
Il complesso della Villa Valmarana ai Nani, a Vicenza, prende il nome dalle statue dei 17 nani del muro di cinta, probabilmente eseguite da Francesco Uliaco su disegno di Giandomenico Tiepolo. Narra la leggenda di una principessa nana che vi viveva reclusa circondata da nani, in modo da non accorgersi di essere deforme. Un giorno vide un bellissimo principe aggirarsi nel giardino e, realizzando la sua diversità, si gettò dalla torre. I nani dal dolore si trasformarono in statue. La Palazzina fu costruita nel 1669 dal giureconsulto Bertolo; venne acquistata nel 1720 da Giustino Valmarana che affidò all’architetto Francesco Muttoni la progettazione della Foresteria, la Scuderia e l’abbellimento, con fregi e statue, della Palazzina stessa; nel 1757 chiamò Giambattista e Giandomenico Tiepolo che in quattro mesi affrescarono il complesso. La villa viene universalmente considerata il vertice espressivo della pittura settecentesca e si colloca fra le testimonianze più alte del genio dei due artisti; nella Palazzina, affrescata dal padre, e nella Foresteria, opera del figlio, si possono cogliere le differenti matrici che hanno ispirato i Tiepolo: la vocazione al “sublime” di Giambattista e quella al “naturale” di Giandomenico. I particolarissimi fregi e le architetture sono di Gerolamo Mengozzi Colonna.
Villa Malmarana, detta La Rotonda
Palladio, nel suo trattato, così descrive l'ambiente circostante: "il sito è degli amenhi, e dilettevoli che si possono ritrovare: perché è sopra un monticello di ascesa facilissima, è da una parte bagnato dal Bacchiglione fiume navigabile, e dall'altro circondato da amenissimi colli, che rendono l'aspetto di un molto grande Theatro".
L'edificio, iniziato tra il 1566 ed il 1568, sembra fosse terminato al grezzo nel 1571. Dopo la morte del committente, il canonico Paolo Almerico, venne rilevato da Mario e Olderico Capra nel 1591, che portarono a termine i lavori di decorazione intorno al 1620.
Quattro facciate con il pronao ionico esastilo si ripetono identiche in ogni lato; il progetto palladiano prevedeva la copertura della sala centrale con una cupola semisferica, ma la presenza di Vincenzo Scamozzi, come continuatore dell'opera, ha portato ad una trasformazione dell'idea originaria ed ad una diversa struttura. Facenti parte del complesso sono la vicina barchessa progettata da Vincenzo Scamozzi e la cappella gentilizia costruita da Girolamo Albanese per volontà del conte Marzio Capra tra il 1645 ed il 1663.
PROGRAMMA
Sabato 25 ottobre o 15 novembre
Ore 9,30: ritrovo dei partecipanti e partenza per Vicenza
Ore 15: ingresso alla visita guidata delle ville La Rotonda e Valmarana ai “Nani”. Al termine trasferimento in hotel.
Ore 20,30: cena al ristorante dell’hotel
Domenica 26 ottobre o 16 novembre
Ore 9,30: ingresso alla visita guidata della mostra.
Al termine visita guidata del teatro Olimpico
Pranzo libero
Ore 15: trasferimento a Lugo di Vicenza per la visita guidata di villa Godi Malinverni
Ore 17,30: partenza per Torino con arrivo previsto
per le ore 23
QUOTA DI PARTECIPAZIONE
Base 20 paganti: 240,00 € a persona
Base 25 paganti: 220,00 € a persona
Supplemento singola: 30 €
Le iscrizioni si chiudono il 20 settembre.
© Il caicco blu - via Pigafetta 24/e - 10129 Torino
Tel. 011/5805177 Fax: 011/5804824 P.I. 01258980059
aperto il sabato mattina
E-mail: info@ilcaiccoblu.it